YULE

21 Dicembre- Sabba Minore

Il solstizio d’ inverno, il giorno più breve. E’ la nascita del Dio la Natura inizia a riprendersi e le giornate si allungano. Si festeggi all’ alba simbolo di rinascita con fuochi e candele per rendere omaggio al ritorno del Sole, della luce , del Padre. E’ simbolo di vita che non finisce mai.

 

 

Yule, (pronunciato EWE-elle\Yul) cade quando la metà oscura dell'anno cede  il passo alla metà della luce. Partendo dalla mattina seguente all'alba, il sole si arrampica un po 'più in alto e resterà sempre di più nel cielo ogni giorno. Conosciuta come la Notte del Solstizio o la notte più lunga dell'anno, i modi di celebrare questa festa sono cambiati molto nel corso dei secoli, come i nomi di questa festa e la sua connotazione. Per gli antenati questo era il moneto in cui attendevano la rinascita del Re Quercia, il Re Sole, datore di vita che riscaldava la terra gelata e la fece a sopportare fuori dal semi protetto per tutto l'autunno e l'inverno nel suo grembo.  I Falò venivano accesi nei campi, e le colture e gli alberi erano "benedetti" con brindisi di sidro spaziato. I bambini venivano scortati da casa a casa con i regali di chiodi di garofano infilati a mo di spilli in mele e arance posti a loro volta in ceste con rami di sempreverdi e spighe di grano spolverate con farina. Le mele e arance rappresentavano il sole, i rami erano simbolo di immortalità, gli steli di grano erano un ritratto del raccolto, e la farina rappresentava il trionfo della luce e della vita. L’ agrifoglio, il vischio e l’ edera erano decorazioni poste all'esterno e all'interno del case. Erano usati come invito per gli Spiriti della Natura a venire e partecipare alla celebrazione. Un rametto di agrifoglio era tenuto vicino alla porta per tutto l'anno come un costante invito per la fortuna.
E’ una festività solare, Yule - o Farlas - cade nel primo giorno d'inverno - il giorno in cui il Sole rinasce per riscaldare di nuovo la Terra appunto, sebbene alcune tradizioni siano molto simili al Natale cristiano, le sue origini sono molto più antiche. In realtà, gli antichi Egizi iniziarono a celebrare queste ricorrenza più di quattromila anni or sono con una festa di dodici giorni in cui si festeggiava la rinascita di Oro - figlio di Iside e Osiride - che sulla Terra assumeva le sembianze del Sole. Dato che consideravamo le fronde come uno strumento magico di crescita - e volevano che il Sole sorgesse e restasse nel cielo più a lungo - erano soliti decorare tutto ciò che era visibile. Ben presto, la notizia di queste celebrazioni in onore del Sole si diffuse in tutta la Mesopotamia.
In breve tempo altri paesi seguirono l'esempio. Introducendo offerte occasionali, i Babilonesi iniziarono ad adorare il nuovo Sole con una festività chiamata Zagmuk. Anche i Persiani e i Greci cominciarono le loro celebrazioni solari - chiamate in entrambi i paesi Sacaea. Ma fu solo quando entrarono in scena gli antichi Romani che ci fu la vera esplosione. I Saturnali, come vennero chiamati, videro l'introduzione di candele, canti, banchetti e orge. E con questo, le celebrazioni per il solstizio di inverno si diffusero in tutta Europa e nacque la festività di Yule, come la conosciamo oggi.
Fin dai tempi più antichi i popoli pagani hanno prestato grande attenzione e interesse per il ciclo stagionale dell'anno, che si alternava e ripeteva continuamente in un eterno ciclo di Vita, Morte e Rinascita. Questo perché la loro vita dipendeva essenzialmente da essi e conoscerli permetteva loro di conviverci, di sfruttarne le qualità ma, soprattutto, di riuscire a coltivare la terra per nutrirsi, rispettando i tempi adatti per la semina, la crescita, il raccolto e il riposo. Ci sono diversi miti e leggende che riguardano questi cicli legati a solstizi ed equinozi, tutti simili per un aspetto: i due archetipi opposti (Vita e Morte, Luce ed Ombra, Estate e Inverno) che combattono una lotta eterna. Albero simbolo del Solstizio d’Inverno, l’agrifoglio è anche legato alla parte calante dell’anno, quella che dal momento di maggior splendore del Sole porta al momento più buio e freddo. Esso rappresenta il Vecchio dell’anno passato, il Re Agrifoglio dalla lunga barba bianca e dal sorriso radioso che a seconda delle tradizioni assume nomi diversi. (Notare che anche Babbo Natale porta un rametto di agrifoglio sul berretto).Le prime tracce del Re Agrifoglio risalgono al XII Secolo, dove lo troviamo come “l'Uomo Verde”. In molte località dell'Europa è ancora usanza accendere falò di querce per celebrare il 'passaggio' di metà inverno (21 dicembre). In alcune tradizioni, la quercia è il re della metà crescente dell'anno (durante la quale il giorno si allunga), e l'agrifoglio è il re dell'altra metà. Una credenza di origine sconosciuta ancora molto diffusa nelle campagne delle isole britanniche vede nell'agrifoglio la personificazione delle forze maschili della natura e nell'edera quella delle forze femminili. Tagliando le siepi, molta gente, soprattutto nel Galles, fa attenzione a non danneggiare gli alberi di agrifoglio.
Una ballata medievale dell'Inghilterra, dove l' agrifoglio è ancora il sempreverde più utilizzato a Natale, dice: "Chi parla male dell'agrifoglio", in un baleno verrà impiccato. Alleluia!" Nella tradizione pre-cristiana, l'agrifoglio non viene citato spesso, se si eccettuano quei documenti che contengono le formule magiche dei dottori sciamani-erboristi anglosassoni. Un manoscritto, ad esempio, riporta un rimedio per lo stomaco che veniva preparato bollendo frammenti di foglie nel latte fino a farli diventare teneri. Tre frammenti andavano mangiati di mattina e tre di sera dopo i pasti (il numero tre ricorre spesso, in quanto numero sacro per il Piccolo Popolo).

A rappresentare le forze opposte che si combattono nel ciclo stagionale sopravviventi ancora oggi, troviamo il Re Quercia e il Re Agrifoglio. Questi Re si sfidavano due volte l’anno, per ogni anno, e uno dei due veniva alternativamente sconfitto dall’altro, che otteneva così la vittoria e la supremazia sulla Terra fino alla sfida successiva.
Questi scontri avvenivano nei due momenti del ciclo annuale in cui il Sole era al suo massimo e al suo minimo splendore, ovvero durante i solstizi, simboli della massima potenza di una forza sull’altra, ma allo stesso tempo dell’inizio del suo decadimento.
 Il Re Quercia rappresenta quindi la forza positiva e l’azione e, sconfiggendo il Re Agrifoglio al solstizio d’inverno, assicura la rinascita della luce fino al solstizio d’estate, il suo massimo splendore; il Re Agrifoglio, invece, rappresenta la forza negativa e la passività e, sconfiggendo il Re Quercia al solstizio d’estate, assicura il ritorno dell’oscurità, la morte apparente della Natura e il suo riposo, fino al solstizio d’inverno.
Entrambe queste figure sono indispensabili e necessarie e non potrebbe mai esservi la vittoria definitiva di un Re sull’altro perché questo comporterebbe senz’altro la distruzione del mondo. Ciò che invece è importante è l’equilibrio perfetto tra le parti.
Essi sono luce e buio, gemelli e parte l’uno dell’altro, ma in eterna lotta. Ed è proprio questa lotta tra i due opposti, questa tensione che si crea tra le due parti, che produce il cambiamento, la trasformazione e la generazione di nuova vita da parte della Madre Terra.
In questa, come in molte altre interpretazioni mitologiche del ciclo della fertilità, si trovano costantemente i sacrifici di figure di re o di divinità maschili che, tra l’altro, nei tempi più antichi, venivano applicate nel vero senso della parola quando un uomo, che spesso era veramente un re o un esponente della tribù, si faceva immolare in nome di un Dio, diventando in questo modo il Dio stesso. Raramente, però, si trovano sacrifici da parte di una qualche divinità femminile. La Dea, infatti, è eterna e senza tempo, e veglia sui combattimenti delle due forze semplicemente mutando il suo aspetto in base a chi conquista la momentanea vittoria.
Questo triangolo divino, tra due forze che si contendono il regno e il favore della Dea, e la Dea stessa, viene spiegato chiaramente nei miti della cultura celtica.
Per la concezione celtica il Tempo, inteso come il succedersi lineare di giorni, anni e millenni, sarebbe dominato dal principio del Dio, che interpreta il ciclo stesso di Vita, Morte e Rinascita venendo alla luce dal grembo della Dea, vivendo al suo fianco e morendo tra le sue braccia, per poi rinascere di nuovo dal suo grembo; ciò che sta al di là del Tempo, e che quindi è eterno, invece, sarebbe dominato dalla Dea, che presiede ai cicli e non muore mai -non per altro l’Altromondo, il luogo oltre le nebbie che si raggiunge dopo la morte e in attesa della rinascita, è la dimora della Dea. La divisione del ciclo annuale in due parti, ovvero quella attiva e quella passiva, sono rappresentate da due volti del Dio stesso, Cernunnos e Maponos, ai quali la Dea dona alternativamente le sue attenzioni. Il primo rappresenta il Dio dell’Inverno, più maturo e silenzioso, ma di grande saggezza; il secondo il Dio dell’Estate, più giovane e affascinante, brillante e forse più impulsivo, ma di grande passione.
In ogni ciclo Maponos conquista l’amore della Dea, con cui si unisce nella festa di Beltane, e poi, a Samhain, muore, portando con sé il calore e la luce. Da quel momento in poi la Dea torna dal suo primo amante Cernunnos e, al suo fianco, nell’apparente morte dell’anno, Ella rinnova la Terra. Dal suo ventre però Maponos rinasce in inverno e dà inizio ad un nuovo ciclo.
La Dea è quindi la Regina, la Sovranità che accorda il suo favore ad uno o all’altro Dio, permettendo così che si crei il movimento e l’equilibrio adatto perché la vita possa esistere.
La differenza che si può notare tra le prime due figure di archetipi divini, il Re Agrifoglio e il Re Quercia, e le altre due, Cernunnos e Maponos, ovvero il Re dell’Inverno e il Re dell’Estate, è il momento in cui questi re conquistano il favore della Dea e il regno sulla terra. I primi due infatti si combattono durante i solstizi e portano la loro influenza, negativa o positiva, in modo graduale, iniziando proprio nel momento in cui il loro opposto è al pieno della sua potenza, mentre gli altri due si presentano attivamente quando il mondo materiale e quello spirituale sono più vicini e i risvolti delle stagioni sulla terra sono già visibili, a Samhain e a Beltane.
Questa differenza è tuttavia un punto abbastanza trascurabile e secondario, mentre l’importanza principale va data alle forze opposte, quale che sia il nome che si voglia dar loro, e a ciò che crea il conflitto fra esse e il passaggio dall’una all’altra, interazioni peraltro appartenenti non solo alla terra e ai suoi cicli di fertilità ma anche a noi stessi. Noi, infatti, cercando l’armonia con le piccole e grandi forze del mondo esteriore scopriamo che il nostro mondo interiore non è poi così diverso e che ogni sua parte va apprezzata sempre. Solo così facendo si scoprirà che trovare l’armonia con i cicli della terra può anche avvicinare alla conoscenza e all’armonia dei nostri cicli interiori. Un gran passo per il nostro benessere sia fisico che spirituale.
Yule, o Farlas,quindi, è insieme festa di morte, trasformazione e rinascita. Il Re Oscuro, il Vecchio Sole, muore e si trasforma nel Sole Bambino che rinasce dall'utero della Dea: all'alba la Grande Madre Terra dá alla luce il Sole Dio.
La Dea è la vita dentro la morte, perche' anche se ora è regina del gelo e dell'oscuritá, mette al mondo il Figlio della Promessa, il Sole suo amante, che la rifeconderá riportando calore e luce al suo regno. Anche se i più freddi giorni dell'inverno ancora devono venire, sappiamo che con la rinascita del sole la primavera ritorna.

 

 

Il solstizio d'Inverno, origini e tradizioni:
Sin dai tempi antichi, dalla Siberia alle Isole Britanniche passando per l'Europa Centrale e il Mediterraneo, era tutto un fiorire di riti e cosmogonie che celebravano l'incontro della notte più lunga col giorno più breve, il Solstizio d’Inverno.
Nel neopaganesimo rappresenta uno degli otto giorni solari, o Sabbat; viene celebrata intorno al 21 dicembre nell'emisfero settentrionale e intorno al 21 giugno in quello meridionale.
Yule è un periodo carico di valenze simboliche e magiche, dominato da miti provenienti da un passato lontanissimo.
È anche un termine arcaico per il Natale (con questo significato viene riportato nei dizionari della lingua inglese; il termine appare ancora in alcuni canti natalizi ed è tuttora usato in alcuni dialetti scozzesi). L'etimologia della parola "Yule" (Jól) non è chiara. È diffusa l'idea che derivi dal norreno Hjól ("ruota"), con riferimento al fatto che, nel solstizio d'inverno, la Ruota dell'Anno si trova al suo estremo inferiore e inizia a risalire". I linguisti suggeriscono invece che Jól sia stata ereditata dalle lingue germaniche da un substrato linguistico pre-indoeuropeo. Nei linguaggi scandinavi, il termine Jul ha entrambi i significati di Yule e di Natale, e viene talvolta usato anche per indicare altre festività di dicembre. Il termine si è diffuso anche nelle lingue finniche e indica il Natale, sebbene tali lingue non siano di ceppo germanico.È certo che la celebrazione avveniva durante il solstizio invernale in epoca precristiana. Yule, o Farlas, è insieme festa di morte, trasformazione e rinascita. Due temi principali si intrecciavano e si sovrapponevano, come i temi musicali di una grande sinfonia: uno era la morte del Vecchio Sole e la nascita del Sole Bambino, l'altra era il tema vegetale che narrava la sconfitta del Dio Agrifoglio, Re dell'Anno Calante, ad opera del Dio Quercia, Re dell'Anno Crescente.
 


Un terzo tema, forse meno antico e nato con le prime civiltà agrarie, celebrava sullo sfondo la nascita-germinazione di un Dio del Grano: se il sole è un Dio, il diminuire del suo calore e della sua luce è visto come segno di vecchiaia e declino.
Le genti dell'antichità, che si consideravano parte del grande cerchio della vita, celebravano riti per assicurare la rigenerazione del Sole e accendevano falò per sostenerne la forza e per incoraggiarne, tramite la cosiddetta "magia simpatica" la rinascita e la ripresa della sua marcia trionfale.
Presso i celti era in uso un rito in cui le donne attendevano immerse nell’oscurità, l’arrivo della luce-candela portata dagli uomini con cui veniva acceso il Fuoco, per poi festeggiare tutti insieme.
Quando i missionari iniziarono la conversione dei popoli germanici, adattarono alla tradizione cristiana molti simboli e feste locali (fu lo stesso Gregorio Magno, tra gli altri, a suggerire apertamente questo approccio alle gerarchie ecclesiastiche). Il Natale è la versione cristiana della rinascita del Sole, fissato secondo la tradizione al 25 dicembre dal papa Giulio I (337 -352), per il duplice scopo di celebrare Gesù Cristo come "Sole di Giustizia" e creare una celebrazione alternativa alla più popolare festa pagana.
La festa di Yule venne quindi trasformata, mantenendo però alcune delle sue tradizioni originarie: fra i simboli moderni del Natale che parrebbero derivare da Yule compiono, fra l'altro, l'uso decorativo del vischio e dell'agrifoglio. Così come gli alberi da frutta, anche i sempreverdi, come la quercia, sono un elemento fondamentale delle celebrazioni del solstizio invernale. L'albero sempreverde, che mantiene le sue foglie tutto l'anno, è un ovvio simbolo della persistenza della vita anche attraverso il freddo e l'oscurità dell'inverno. Agli alberi sempreverdi venivano fatte offerte; l'albero di Yule, origine dell’albero di Natale con i suoi doni, rappresentava la fortuna per una famiglia così come un simbolo della fertilità delle prossime stagioni.
Un'altra pianta sacra del solstizio d’inverno è il vischio, che i druidi consideravano discesa dal cielo, figlia del fulmine, e quindi emanazione divina.
Essi tagliavano ritualmente i rami di vischio con un falcetto d'oro, strumento che univa in sè il simbolo del Sole e quello della Luna. La pianta era chiamata il "tutto-sana", medicina universale, dono del risanante momento dell'eternità. Ancora oggi baciarsi sotto il vischio è un gesto propiziatorio di fortuna.
A Yule le popolazioni nordiche nella notte più lunga dell'anno, accendevano vari fuochi nei campi, a significare incoraggiamento per il Sole nel suo momento di maggiore difficoltà. Un fuoco veniva acceso anche nelle case: secondo la tradizione, un ceppo
L’ accensione del Ceppo di Yule cerimoniale era dunque il momento clou del festival. Secondo la tradizione, il ceppo deve o essere stato raccolto nelle terre del capofamiglia, o dato in dono,  non doveva mai essere acquistato. Una volta trascinato in casa e posto nel camino era decorato in verde, cosparsi di sidro o birra, e spolverato di farina prima di essere dato alle fiamme. Il ceppo avrebbe dovuto bruciare tutta la notte, poi veniva covato sotto la cenere per 12 giorni dopo la cerimonia, prima di essere messo fuori. Il frassino è il legno tradizionale della ceppo di Yule, insieme alla quercia . il primo è 'l'albero del mondo sacro dei Nordici, noto come Yggdrasil. Una pianta del Sole, il frassino porta luce nel focolare durante il Solstizio, il secondo la quercia è sacra ai Druidi.. Un diverso tipo di ceppo natalizio, e forse quello più adatto in tempi moderni è un ceppo che viene forato per essere poi usato come base per tenere tre candele.  Viene fatto con un ramo più piccolo di quercia o di pino, e appiattito su un lato in modo da porlo  in posizione verticale. Praticati tre fori nella parte superiore possono essere poste le candele in alcune combinazioni di colore diverso: rosso, verde e bianco (stagione), verde, oro e nero (il Dio Sole), o bianco, rosso e nero (la Grande Dea). Il ceppo può essere poi ulteriormente decorato con fiocchi verdi, rossi e oro, boccioli di rosa, chiodi di garofano e polvere di farina.

Ma anche da noi in Italia questa tradizione era presente: una volta (e ancora adesso in qualche famiglia toscana o emiliana), si accendeva un ceppo che rappresentava simbolicamente l'Albero della Vita, dicendo: "Si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane; ogni grazia di Dio entri in questa casa, le donne facciano figlioli, le capre capretti, le pecore agnelletti, abbondino il grano e la farina e si riempia la conca di vino".
Un altro modo per celebrare Farlas è quello del ramo dei desideri, un rituale della tradizione celtica bretone. Nove giorni prima del Solstizio occorre procurarsi un ramo secco di buone dimensioni, pitturarlo con vernice dorata e appenderlo vicino all'ingresso della propria abitazione, con una penna e alcune strisce di carta rossa da tenere lì vicino. Chiunque entri in casa potrà scrivere un proprio desiderio su una striscia di carta, che verrà ripiegata per garantirne la segretezza e legata al ramo con un nastrino. Quando nove giorni dopo si accende il Fuoco del Solstizio il ramo viene sistemato sulla legna da ardere e i desideri che sono appesi ad esso bruciando  saliranno col fumo sempre più in alto, affinché vengano accolti dalle forze dell’Universo.

Nei paesi scandinavi, ad esempio, si festeggiava la nascita di Freyr, il figlio supremo di Odino (Odhinn-Wotan). Nell’estremo Nord, si celebrava Baldur (il candido e bellissimo ‘Dio della giustizia’ e del ‘bene’; un Dio che dopo essere stato ucciso, era resuscitato 40 giorni più tardi). In Danimarca, si festeggiava Trundholm (il ‘disco solare’). In Irlanda, si commemorava la venuta al mondo di Samhein (un Dio, guarda caso, che dopo tre giorni dalla sua morte, era ugualmente risorto). I Gallo-Celti glorificavano Alban Arthuan (la ‘rinascita del Sole’). I Troiani – secondo l’Iliade di Omero – adoravano il Sole-Apollo. I Greci, celebravano Helios (il ‘carro solare’ – figlio dei Titani Hypérion e Théia) ed in seguito Apollo Phoibos (‘Apollo raggiante’); ma onoravano ugualmente Adonis o Adone (allegoria della morte e della rinascita della natura) e Dionisio (figlio di Zeus e di Semele). A Roma e nel Lazio, si festeggiavano i Saturnali (feste in onore di Saturno, ‘Dio dell’Agricoltura’ dal 19 al 25 Dicembre) e la nascita di Bacco (l’equivalente di Dionisio, in Grecia); si onorava ugualmente il Sol Indiges e, più tardi – introdotto nel  273 (MXXVI a.U.c.) dall’Imperatore Aureliano (270-275) – il Dies Natalis Solis Invicti (il ‘giorno della nascita del sole invincibile’ – celebrazione fissata ante diem octavum Kalendas Ianuarias, cioè il nostro 25 Dicembre). I Germani, nello stesso periodo, solennizzavano il giorno di Yule (la ‘ruota solare’) e gli Anglo-Sassoni, l’equivalente Geola (il ‘giogo dell’anno’). Nei Balcani, tra le popolazioni Illiriche, si ossequiava  Dupljaja (la ‘figura d’argilla’) e, tra gli Slavi, Dajbog. Il tutto, naturalmente, senza dimenticare che nello stesso periodo erano ugualmente festeggiati, Giove/Zeus/Juppiter (‘Dio Supremo’, ‘Padre dei Cieli e ‘Re degli Dei’) e Plutone/Hadès (Pluto, ‘colui che arricchisce’ in latino; Hadès, ‘colui che rende invisibile, in greco), nonché l’egiziano Osiride o Osiris (‘Dio della morte e dell’oltretomba’).

 

La pianta di AgrifoglioL'usanza di decorare la casa con ramoscelli di pungitopo e di agrifoglio è una delle più antiche tradizioni. Si credeva che le foglie acuminate e pungenti come armi di difesa avessero il potere di scacciare gli spiriti maligni. I rami di agrifoglio hanno una loro Lstoria. I romani usavano regalarlo agli sposi novelli in segno di augurio e di simpatia. Quando invasero la Britannia, essi stupirono di notare che l'agrifoglio era considerato pianta sacra.I Druidi appendevano rami di agrifoglio nelle loro abitazioni per onorare con amore gli spiriti della foresta, e dopo di loro questa usanza continuò ad essere rispettata, con l’intento di allontanare sortilegi e fulmini, di propiziare la fertilità degli animali e della terra, e soprattutto la protezione dalle presenze malevole e dalla sfortuna.Le spine appuntite delle sue foglie, infatti, mostrano senza alcun dubbio la sua funzione di difesa naturale, di combattività verso ciò che è pericoloso o ostile, di reazione attiva agli stati d’essere negativi.I fiorellini bianchi dell’agrifoglio, appesi alla maniglia della porta di casa, si credeva ostacolassero l’entrata di persone o entità dannose, e questa forza magica si pensava fosse ancora più forte e potente se la porta stessa fosse stata costruita con il suo legno duro e resistente. Soprattutto durante le feste del Solstizio e del Natale una simile protezione sarebbe stata auspicabile, dato che in tal periodo i folletti del bosco si sbizzarriscono e sono molto più dispettosi del solito, con i loro scherzi e le loro malefatte.In Irlanda, se si ricevevano rami d’agrifoglio prima del Solstizio, questi venivano spazzati fuori subito dopo il Solstizio stesso, poiché non era di buon auspicio conservare le cose dell’anno vecchio, ed inoltre in tal modo si spazzava via tutto ciò che apparteneva al passato, potendo poi cominciare un nuovo ciclo più leggeri e con lo sguardo rivolto non indietro, ma avanti a sé.Come accennato, l’agrifoglio era connesso anche alla Fortuna che poteva pervenire dei regni sottili. Questa sua magica caratteristica compare in una delle antiche leggende irlandesi appartenente al Ciclo di Finn McCumhail, nella quale si racconta che le tre figlie di Conanan possedevano tre fusi costruiti con il suo legno. Su di essi le tre Donne avevano posto matasse di filo fatato ed avevano filato la sorte di Finn e dei suoi guerrieri, provocando il loro imprigionamento e forse, con esso, una delle prove che essi avrebbero dovuto superare.In questo senso, l’agrifoglio risulta essere vicino alle sacre Filatrici del Destino, nonché loro stesso strumento per determinare la sorte degli uomini posti sotto la loro protezione.Sempre tra i celti, con il legno dell’agrifoglio si costruivano le lance e gli scudi dei guerrieri. Anche in questo caso appaiono chiaramente le funzioni di attacco alle forze ostili e, al contempo, difesa da esse, esercitate dalla pianta e probabilmente resi ancor più potenti ed efficaci dai suoi influssi sottili.Anche i neonati potevano essere protetti da questo magico arbusto; per questo venivano spruzzati con l’Acqua di Agrifoglio, preparata come infuso delle foglie oppure come distillato.Infine, pare che un antico incantesimo usasse l’agrifoglio per attirare i desideri del cuore. Se ne dovevano raccogliere nove foglie da una pianta non troppo spinosa, dopo la mezzanotte di un venerdì, nel più completo silenzio. Le foglie dovevano essere avvolte in un panno bianco, alle cui due estremità si dovevano fare nove nodi. Il sacchettino andava quindi riposto sotto al cuscino e ciò che si sarebbe intensamente desiderato, poggiandovi sopra la testa, si sarebbe presto avverato. Quando Colombo scoprì l'America, trovò che gli indiani tenevano in gran conto le piante di agrifoglio; se ne fregiavano come di un distintivo di coraggio durante le battaglie; ne piantavano arbusti davanti alle capanne per tenere lontano gli spiriti maligni, bevevano decotti di foglie e di bacche per acquistare forza.   Anche  il maté, la più diffusa bevanda dell'America meridionale, é preparata con foglie di agrifoglio; ha proprietà stimolanti perché contiene caffeina in quantità superiore a quella del caffé. Quanto alle bacche rosse, esse sono uno dei cibi preferiti dal pettirosso.L’agrifoglio infatti possiede una scarsa tossicità che ne permette l’utilizzo curativo, ad eccezione delle sue bacche che, sebbene anticamente usate, sono velenose per l’uomo in quanto provocano forte diarrea e vomito.Le foglie, invece, usate in infusi, decotti, vini medicinali o sciroppi, sono un rimedio ottimo contro reumatismi e artrite, nonché contro l’influenza, la febbre e la tosse forte e persistente.Anche la corteccia, in modo simile alle foglie, abbassa la temperatura corporea e, inoltre, calma i disturbi legati al fegato.

L'albero Solstiziale e l'albero di Yule:
Sono origini molto antiche, quelle che collocano il famoso abete nelle feste del Solstizio d’inverno, ovvero il Natale.
I popoli germanici, lo usavano nei loro riti pagani, per festeggiare il passaggio dall’autunno all’inverno. In seguito era usanza bruciarlo nella stufa, in un rito di magia simpatica (secondo cui il simile attira il simile), in modo che con il fuoco si propiziasse il ritorno del sole.
Fu scelto l’abete perché è un albero sempre verde, che porta speranza nell’animo degli uomini visto che non muore mai, neppure nel periodo più freddo e difficile dell’anno.
Era un simbolo fallico, di fertilità ed abbondanza associato alle divinità maschili di forza e vitalità. Ecco che addobbarlo, prendeva quindi i connotati di un piccolo rito casalingo che portava fortuna ed abbondanza alla famiglia.
Il Solstizio d’inverno, è il momento in cui la divinità maschile muore, per poi rinascere in primavera. Questo ciclo di morte-nascita, lo si ritrova in moltissime culture, oltre quella cristiana. E’ presente in Egitto, con la morte di Osiride e nel mito di Adone che si evirò proprio sotto ad un pino.
Addobbare l’albero di Natale con le luci, accendendolo di mille riflessi, ricorda il rituale del grande falò dell’abete, che spesso si prolungava fino all’attuale festa della Befana. In alcune popolazioni europee, con il fuoco dell’abete, si bruciava simbolicamente le negatività del passato, e le streghe leggevano nel fuoco i presagi per il futuro.
La tradizione dell’albero prese piede in Italia nel 1800, quando la regina Margherita, moglie di Umberto I, ne fece allestire uno in un salone del Quirinale, dove la famiglia reale abitava. La novità piacque moltissimo e l’usanza si diffuse tra le famiglie italiane in breve tempo.
Molte leggende cristiane sono poi nate nel tempo attorno all’albero di Natale, come quella americana che racconta di un bambino che si era perso in un bosco alla vigilia di Natale si addormentò sotto un abete. Per proteggerlo dal freddo, l’abete si piegò fino a racchiudere il bambino tra i suoi rami. La mattina i compaesani trovarono il bambino che dormiva tranquillo sotto l’abete, tutto ricoperto da cristalli che luccicavano alla luce del sole. In ricordo di quell’episodio, cominciarono a decorare l’albero di Natale.


Corrispondenze:
Data: 20,21,22 Dicembre.
Pronuncia: Yule, pronunciato EWE-elle - Yul – Jòl
Altri Nomi: Farlas, Alban Arthuan, I Saturnali, Sol Indiges, il Dies Natalis Solis Invicti, diem octavum Kalendas Ianuarias, Geola.
Tipo: Sabba Minore
Etimologia: La parola "Yule", è probabilmente derivato da una parola arcaica norrena "Jol", che significa "ruota".
Simbolismo: La rinascita del Sole, La notte più lunga e giorno più corto dell'anno, il solstizio d'inverno, Introspezione, Pianificare per il futuro, la morte del Re Agrifoglio (Inverno), il regno del Re Quercia (estate).
Mitologia: il tempo di buio tra Samhain e Yule volge al termine. Siamo a metà del peso di inverno e festeggiare il passaggio dalla morte alla vita.
Animali: renna, il cervo, il mouse, alce, cavallo, orso, scricciolo, pettirosso.
Esseri astrali/ Mitologici: fate della neve, fate delle tempeste , troll, gnomi, fenice, fate degli alberi d’inverno, l’elfo di Yule.
Erbe e piante: Camomilla, rosmarino, zenzero, salvia, cannella, cedro, alloro, ginepro, valeriana bayberry, cardo benedetto, bouganville, incenso, agrifoglio, edera, alloro, vischio, muschio, mirra, noce moscata , vischio, pigne, muschio, achillea.
Incenso: mela, bayberry, cedro, cannella, camomilla, incenso, lo zenzero, il ginepro, la mirra, noce moscata.
Olii: cedro, zenzero, ginepro, mirra, noce moscata, pino, rosmarino, zafferano,  sempreverdi.
Fiori: fiori tropicali, fiori secchi, stelle di natale, fiori vischio.
Alberi: Tutti i sempreverdi. Cedro, abete, ginepro, larice, rovere, pino, abete rosso, Frassino quercia agrifoglio.
Mese celtico: Vecchio (Ruis)
Pianeta: Saturno
Segno zodiacale: Capricorno Zero gradi.
Luna: Luna del rovere, Luna della neve, Luna di ghiaccio, Luna del Lupo, Luna Fredda, Luna d'inverno. La luna piena dopo Yule è considerata la più potente di tutto l'anno.
Pietre / Pietre preziose: Cristallo di quarzo, avventurina azzurra, smeraldo, rubino, zaffiro, pietre insanguinate, granati, gli smeraldi, diamanti.
Simboli: Campane, agrifoglio, bacche di agrifoglio, edera, vischio, quercia, simboli solari, simboli di rinascita, candele, bastoncini di cannella, archi di abete o pino, il fuoco , ghirlande, stelle, simboli della ruota, ghirlande, ceppo natalizio.
Dee: Brigid, Iside, Demetra, Madre Berta , Diana, La Grande Madre, Morrigan Brigit (entrambi Celtic), Iside (egiziana), Demetra, Gea, Pandora, Selene e Artemide (tutti e cinque i greci), Giunone e Diana (entrambi romani), Astarte (Medio Oriente), Woman Spinning (nativi americani)
Dei: Apollo, Ra, Odino, Lugh, il Re Quercia, il Cornuto, l’ uomo verde, Padre Inverno, Santa Claus, Kirss Kringle, San Nicola, Re dell'Agrifoglio, Cernunnos, Freyr, Baldur, Trundholm, Samhein, Sole-Apollo Helios ,Adonis o Adone, Saturno, Bacco, Dionisio, Giove, Zeus, Juppiter,  Plutone, Hadès Osiride o Osiris, Dupljaja, Dajbog. Dei neonati, Dei Sole, Madre e Dee Dee Triple.   Dei Yule comprendono Apollo (greco), Ra, Osiride, Horus (tutti e tre egiziani), Lugh (irlandese-celtica), Padre Sole (nativi americani)
Colori: rosso, verde, oro, bianco, argento.
Soglia: l'alba
Tarocchi: ruota, sole
Lavori Magici: Magie in materia di rinnovo. Pace, nuovi inizi, armonia, amore, felicità, prosperità .
Strumenti: Candele, calderone, calice, campana, elmo cornuto, lanterna, ceppo di Yule.
Meditazioni: l'ispirazione creativa, la morte e la rinascita, rinnovamento interiore, vita nuova, la luce dalle tenebre, il ritorno del sole, i Misteri, la rigenerazione, la riflessione / introspezione, trasformazione.
Falò: Ceppo di Yule. Quercia, frassino
Ornamenti personali: Spirali, Triskel, elmo con le corna, simboli solari, Corone di agrifoglio, pigne.

Arrività:
- Regalo-scambio con amici e familiari.
- Decorare Albero di Yule
- L'alimentazione degli animali è stata associata con le vacanze Yuletide per centinaia di anni in Europa. Per continuare questa tradizione alimentano i nostri amici pennuti come un progetto di famiglia. Vedere chi viene a visitare il vostro piccolo santuario e identificarli come una guida libera prova a infilare arachidi in guscio e ghirlande di popcorn sugli alberi.
- Raccontare storie.
- Lasciate che il vostro bambino stia sveglio tutta la notte, e guardare bruciare il Ceppo di Yule. Se il vostro bambino non ce la fa tutta la notte, svegliarsi prestoe pianificare un picnic all’alba in un parco o su una collina, o in qualche luogo dove è possibile guardare sorgere il sole.
- Fare una corona di rami di pino. Mettere la corona in una posizione visibile, come ad esempio sulla porta d'ingresso, su un muro interno, o nel centro del tavolo da pranzo.Quando arriva il solstizio d'estate può essere bruciata nel fuoco.
- Fare o decorare una candela speciale rossa per luce di Yule.
- Fare un Ceppo di Yule
- Cuocere Biscotti.
- Mantenere una candela accesa per tutta la notte per favorire il sole a tenere compagnia.
- Creazione di un rituale di rinascita. Lascia tutte le candele spente in casa e con una candela passate in ognuna di esse ad accendere dei ceri finche tutta la casa non sarà illuminata.
- Raccogliere sempreverdi a Yule dopo notte. A Imbolc, bruciateli per bandire l'inverno e inaugurare in primavera.
- Fare offerta agli spiriti domestici e la natura in questo periodo freddo.
- Appendere campanelli sull'Albero Yule a chiamare gli spiriti e fate.

Fonti:

www.heartpaganism.tumblr.com
www.cittadiluce.forumattivo.eu

www.ilsalottodellastrega.myblog.it

www.witchofforestgrove.com

Ricerche personali.

L'arte della Strega - D. Morrison

Wicca - S. Cunningham