« LUNA DELLA QUERCIA »

Luna piena di Dicembre

Spiriti della natura: fate della neve, fate della tempesta, fate degli alberi d'inverno.
Erbe: agrifoglio, edera, vischio, abete.
Colori: rosso sangue, bianco e nero.
Fiori: vischio, agrifoglio, cactus.
Profumi: violetta, patchouli, geranio, incenso, mirra e lillà.
Pietre: peridoto, serpentina, giacinto, crisolito.
Alberi: pino, abete, agrifoglio.
Animali: topo, renna, cavallo, orso, cervo, cornacchia, pettirosso.
Divinità: Hathor, Hecate, Neith, Athena, Minerva, Ixchel, Osiride, Moire, le Norne- Parche.
Energia : rafforzare, morire, rinascere ; Le maree della Terra cambiano. Oscurità. Alchimia personale. Resistenza, morte, rinascita; Tenebre, piccoli artifici personali. sentieri spirituali. Incontro con amici e famiglia, i solitari e i poveri

 

La mitezza dell’autunno ha ceduto lentamente il passo alla stagione del grande freddo, che rapidamente si avvicina. Il vento autunnale ha staccato dai rami anche le ultime foglie, che ora ricoprono la terra spoglia nel momento del suo riposo.
In molti luoghi, questo è il tempo della prima neve.
Come Madre Terra ha lasciato cadere tutti i suoi ornamenti, per concentrarsi sull'essenza delle cose, anche la nostra attenzione può rivolgersi verso il nucleo interiore della nostra spiritualità.
Durante la fase di trasformazione scorpionica abbiamo potuto lasciare andare tutto quanto è superfluo ed incontrare l'ombra dentro di noi, ma ora il tempo del buio sta per terminare e anche noi possiamo prepararci ad una rinascita spirituale; è infatti nel sonno invernale della natura che nascono i semi dei progetti futuri.
E’il periodo che segue la festa solare di Samhain e precede la Rinascita di Yule è sempre intenso e carico di fatiche. La stanchezza, le responsabilità e i pesi ci unificano tutti… la discesa nel mondo delle Ombre è un appuntamento che, nella prima parte dell’inverno, non manca mai e può anche essere sfibrante: molti di noi stanno nella solitudine della discesa, arano la loro terra ed espongono i solchi alle intemperie, affrontando anche lacerazioni dolorose, che servono a risanarsi ma impiegheranno il loro tempo per guarire e rimarginare. I più consapevoli sanno come metabolizzare il dolore, in attesa di trasformarlo in terreno fertile da coltivare, gli altri stanno imparando.
La luna che ci illumina in questo periodo si chiama "Luna della Quercia" e curiosamente per i cinesi è la "Luna Amara" mentre in altre culture è conosciuta come "Luna Pesante", "Luna Fredda", "Luna di Rispetto" o “Luna della Neve”, “Luna delle Lunghe Notti”, “Aerra Geola” (mese prima di Yule), “Wintermonat” (mese d'inverno), “Heilagmanoth” (mese sacro), “Luna del Grande Iinverno”,” Luna degli Alberi Spogli”, “Luna del Fuoco della Conoscenza”, .
Le riflessioni per questa lunazione, sono ispirate dai momenti aspri e faticosi tipici di questo periodo, nella certezza che meditare sulla potere delle querce ci sia d'aiuto.
D’inverno le vecchie querce esibiscono una chioma esausta, ma non vinta, ancora salda e sempreverde, resistendo fiere al loro posto.
Avete mai guardato una vecchia quercia in questa stagione? Affonda il tronco solido nella terra desolata e già dalla sua forma allargata verso il basso si intuisce la vastità del fascio di radici immerse nella terra, che la sostengono e la nutrono. Ma se la guardate bene scoprirete che il riparo sicuro che offre con amore e amicizia (anche nei momenti più rigidi dell'inverno) agli animali amici, fa sì che nelle pieghe del suo tronco, sotto l'arco delle sue radici vi siano molte creature a farle compagnia e ad amarla anche durante il buio.
Poco più in là altre querce sorelle, altrettanto solide e sicure, dialogano con lei dalla giusta distanza, senza sottrarle il suo spazio vitale... in amicizia incondizionata.

La quercia è solida.
Ha attraversato indenne, grazie proprio alle sue solide radici, le più aspre tempeste, ha visto nascere e morire la vita intorno a lei, ha sentito cinguettare gli uccellini e cantare gli uomini felici. Ha sostenuto chi ha appoggiato la fronte alla sua corteccia piangendo crudeltà e tradimenti.
Ha gioito dell'amore degli uomini che si sono fermati a riposare all'ombra della sua chioma dopo tanto aver molto lavorato nei campi fertili, e ha sorriso degli sciocchi che si son fatti belli del lavoro altrui stando sdraiati al sole mentre gli altri coltivavano.
Non ha sofferto granché dell'energia che ha dovuto cedere ai parassiti: in fondo poteva permetterselo a differenza di piante che hanno meno radici!
La quercia è vecchia.
Nella sua ombra sono state messe in scena molte vicende della vita, con la loro bellezza e le loro tragedie. Lei conosce l'anima delle creature che passano di lì, che siano farfalle che si nutrono di nettare o insetti coprofagi e le osserva tutte con distacco e benevolenza.
Le querce più vecchie vengono chiamate "esemplari". In effetti sono un significativo esempio di come si possono attraversare le stagioni della vita irrobustendosi.
La quercia è saggia.
Sa che le tempeste non durano… come il buio dell'inverno o la crudeltà e la distruttività: tutto ha un termine e, se pure nel campo passa la furia distruttiva delle calamità, la quercia sa che la terra sarà ancora più fertile e rigogliosa, una volta rimarginate le sue ferite.
Per quanto stanchi siamo, dunque, cerchiamo di essere fino in fondo come le vecchie querce, che con la loro solidità e la loro saggezza sorridono al tempo che scorre e, fiduciose, attendono la nuova primavera.

 

"Presso le antiche civiltà pagane l'albero non era solamente un elemento vegetale tra tanti altri, un elemento costitutivo delle grandi foreste iperboree, ma una presenza sacra, la presenza tangibile del divino nella natura. La quercia, per il suo aspetto forte e maestoso e per la resistenza del suo legno, è stata considerata simbolo della forza, della resistenza, della perseveranza, della lealtà e della virtù eroica. Infatti nelle gare atletiche i Greci conferivano ai vincitori una corona di quercia e ai soldati romani che avevano salvato in battaglia la vita di un compagno veniva data come premio sempre una corona di quercia con le ghiande.
La quercia aveva una particolare importanza religiosa, perché appariva strettamente connessa alle divinità supreme folgoratrici e tuonanti . Poiché queste la colpivano più vistosamente, sembravano quasi una parte integrante della quercia stessa e per questo fatto ricevevano la caratterizzazione di 'divinità della quercia', come Zeus, Giove per i Latini, Thor per le popolazioni scandinave e Donar per i Germani.
Infatti Zeus-Giove, veniva chiamato 'Quernus' (che deriva dal termine indoeuropeo 'quercus' che significa quercia) e il suo volere poteva essere conosciuto anche attraverso questa pianta. Nella città di  Dodona, nell'Epiro in Grecia, i Selli, sacerdoti di Zeus, interpretavano lo stormire delle fronde di una grande foresta di querce che circondava il loro tempio per conoscere il pensiero del Dio. Questo era uno dei più antichi oracoli di tutta la Grecia.
Anche per i Romani la quercia era simbolo di forza. Il termine 'robur' quercia rossa, veniva utilizzata in alcuni casi indiretti al posto del termine 'vis' forza.
La quercia era poi consacrata dai popoli Scandinavi a Thor, il dio dalla barba fiammeggiante come il lampo, sempre pronto a polverizzare i Thursi, i giganti, le forze malefiche per gli dei e per gli uomini. Le popolazioni celtiche la chiamavano anche 'l'albero del tumulto della spada' ed essa personificava il coraggio, l'eroismo guerriero, la resistenza e la fedeltà.
Quando il cristianesimo penetrò nel cuore delle foreste germaniche, i suoi primi nemici furono gli alberi. I monaci divennero perciò degli ardenti disboscatori: per combattere la credenza negli dèi pagani, bisognava abbattere gli alberi che erano la manifestazione visibile sulla terra della potenza degli dèi.
La quercia era anche simbolo di statura spirituale, rappresentata dalla notevole altezza che veniva raggiunta dall'albero.
Per le popolazioni celtiche era anche il simbolo dell'ospitalità: attirava le forze benefiche e allontanava quelle maligne, perciò era considerata la guardiana della casa presso cui era piantata. Per questo i pionieri americani avevano l'usanza di piantare una quercia presso la loro casa per tenere così lontano le forze del male."
La fase buia dell'anno sta giungendo al suo apice, ma proprio allora un nuovo Dio Sole nascerà, dando inizio ad un nuovo ciclo, ad un rinnovamento.
E' questo il solstizio d'Inverno, Yule, o ritorno della luce, che ha luogo il 21 dicembre, e il cui significato etimologico è ruota, a indicare che un altro giro è stato dato, negli eterni cerchi della ruota della vita.
In questa magica notte un vecchio Sole si sacrifica spegnendosi, mentre dal grembo notturno di Madre Terra nasce un nuovo Sole Bambino, il “figlio della promessa”, che rinasce dall’utero della grande madre all’alba, e si prepara a fecondarla con nuovi raccolti, garantendo la continuità della vita.
Molti furono i miti con cui gli uomini celebrarono questo importante momento di passaggio in ogni tempo.
Le popolazioni nordiche mettevano in scena la battaglia tra il Re Agrifoglio (che rappresenta l’anno trascorso) e il Re Quercia (che rappresenta il nuovo anno), che vince sul precedente. Oppure le nozze fatali tra la notte più lunga ed il giorno più breve, rappresentati dal sole e la luna, il Dio e la Dea.
Le popolazioni agrestri si riunivano, accendevano fuochi propiziatori e seguivano tradizioni le cui tracce troviamo ancora nelle moderne feste di Natale e Capodanno.
Nell’antica Roma si celebrava il “Dies Natali Solis Invicti”, il giorno della nascita del Sole Invincibile, in seguito assorbita dal Natale cristiano.
Anche la stessa festa di Santa Lucia, che si celebra il 13 dicembre, è un evidente richiamo al ritorno della Luce.
Yule è da sempre un momento propizio per tutti, in cui contattare la propria luce interiore, ed esprimere nuovi propositi e nuovi desideri.
Accogliamo anche noi il ritorno della Luce con la sacralità che è dovuta a questo evento, e nella profondità del nostro essere contattiamo la scintilla del nuovo Sole nascente,  e il messaggio di speranza e di rinnovata fiducia che sempre accompagnano ogni rinnovamento.

Secondo le credenze italiane, ceche, germaniche, serbe e in tutta l'area celtica è un ciocco di quercia che a Yule  bisogna far ardere sul fuoco, poiché la pianta è simbolo di rinascita, di avvento, di luce che torna dopo il buio.
La Luna Piena della Quercia è una luna femminile, misteriosa, introspettiva e depositaria di disegni segreti che solo lei conosce e vede dall'alto; è la custode delle trasmutazioni, descritta da Chicca Morone in "Plenilunio d'autunno":


Fili d'argento per legare i tuoi sogni
alle fragili foglie di una solida quercia.
Ma tu, luna crudele, di chi rubi il respiro
per nutrirti di vita nell'ordire la trama
di voci nascoste, per morire a te stessa
e rinascere ancora più nera del corvo,
più bianca del giglio, più rossa del drago?

 

Affidiamoci alla saggezza dei suoi raggi argentati. Confidiamo nella certezza che la luce solare ha già iniziato la sua trasformazione... il nuovo Sole sta nascendo e il destino è nelle mani della Dea Selene, che risplende nel pieno del suo vigore tra i rami delle querce inviolate e incorrotte.
Prendiamo coraggio nei suoi raggi, perché questa lunazione, più di tutte, è simbolo della forza.
Una forza al femminile-lunare, coraggiosa e tenace che si basa sulla voce della conoscenza, la voce della saggezza, la voce d'amore e pace che viene dall'interno. La forza lunare capace di amare e sostenere. Una forza autenticamente magica, come quella che la quercia è condensa nella ghianda, simbolo di vita e di potenzialità.
Come le ghiande di quercia ogni soggetto umano è portatore di talenti, assicura James Hilmann, autore della Teoria della Ghianda: "La vocazione, il destino, il carattere, l'immagine innata: le cose che, insieme, sostanziano la Teoria della Ghianda, l'idea cioè che ciascuna persona sia portatrice di un'unicità che chiede di essere vissuta e che è già presente prima di poter essere vissuta"…(Il codice dell'anima, James Hillman, Adelphi 1998)
Nell'universo pagano abbiamo diversi esempi della forza della ghianda che si è realizzata in individui unici: figure femminili del passato e contemporanee che con i loro miti o i loro scritti e il loro vissuto sono state guide e luci sui nostri sentieri.
Alla nuova luce che scaturisce dalla nascita del nuovo Sole, si sommerà la luce del plenilunio in Cancro che potenzierà le energie di rinascita e trasformazione.

In natura come dentro di noi, siamo infatti nel tempo del Sagittario, terzo della triade del fuoco.
Questo non è il fuoco iniziatore dell’ariete, né il fuoco del cuore leonino. Questo è il segno che apre le porte allo spirituale, insegnandoci che la natura umana per essere completa ha anche bisogno di credere in qualcosa, ha bisogno di una fede.
E così il fuoco del Sagittario, domicilio del grande Giove, è una freccia che punta verso l’alto e vibra nella ricerca di verità, di conoscenza, di significato.

Essendo vicini al solstizio d'inverno. In prossimità dell'inverno astronomico, nell'emisfero nord la durata del dì decresce gradualmente fino al 21 dicembre, data del solstizio d'inverno, quando il sole raggiunge il punto più basso della sua orbita.
A partire dal 23 dicembre si assiste al fenomeno opposto: le giornate si allungano lentamente e il sole riprende a salire rispetto all'orizzonte.
Apparentemente, i vegetali appaiono totalmente immersi nel sonno dell'inverno, ma in realtà anche in questa parte dell'anno i loro tessuti registrano le impercettibili onde cosmiche che arrivano dalla luna.
Tradizionalmente si ritiene che tali influssi siano particolarmente benefici quando il chiaro di luna si accompagna a notti limpide e fredde. Quando questo avviene è molto probabile che la prossima annata sarà più rigogliosa, la vendemmia più ricca e i raccolti più precoci.

 

La Dama Bianca la danza lunare:
Mentre Perchta, severa e inflessibile, sorveglia la soglia tra vita e morte, la Dama Bianca, la Saliga, come viene chiamata nelle Alpi, è la mediatrice tra esseri umani e spiriti. Può assumere sembianze umane, quando le piace, vivere tra la gente. Nella zona alpina il suo Nome Saliga deriva da salix, salice, quindi è la Donna Salice, la sapiente della trasformazione legata al salice. La Dama Bianca aiuta le persone e chi la incontra viene colpito da un infinito desiderio di lei.
Molto spesso si natta delle tre Dame Bianche. L’antica triplice figura della dea lunare (crescente , piena, calante)è stata tramandata fino ai tempi odierni. La incontriamo come vice ammonitrice che evita una disgrazia, come angelo custode. La Dama Bianca è tramandata non solo nelle leggende e nei miti europei, ma anche in quelli africani. Herni Lhote, un famoso studioso si storia antica del Sahara, ha dedicato la sua vita alla ricerca sulla Dama Bianca dei Tassili  n’Ajjer.
Le Salighe sono donne selvagge che vivono fuori dai villaggi, lontane da tutto,alcuni affermano che anche la Perchta era probabilmente una Saligna, una Donna Selvaggia, la Regina delle cosiddette Donne Selvagge della Notte. Oppure  si indica la Saliga come Donna della Notte al servizio della Perchta, soprattutto nel sud della Germania e sulle Alpi, cavalcando nuda su animali selvaggi . “ Sono di fattezza graziosa, con volto splendente e abito bianco, vistano le case e, dove vengono presentati loro cibo e bevande, elargiscono benedizioni”. Le Salighe mostrano una certa similitudine o parentela con le Norne, le fate, le tre Morrigan celtiche e non in ultimo le tre Marie.
Nella regione alpina esistono molte leggende e racconti di Dame Bianche, si signorine Salighe, che si sono mostrate agli esseri umani. Si sentivano cantare, si vedevano camminare sulla montagne, in lutto per gli alberi abbattuti e per gli animali uccisi. Spesso appaiono accompagnate da una cane o da un cervo e portano un mazzo di chiavi. Aiutano soprattutto le donne e i bambini che si trovano in difficoltà.
Si presentando come protettici degli animali selvaggi e talvolta puniscono cacciatori, bracconieri, o sacrileghi della natura. Se oggi, in un tempo in cui la natura è più minacciata che mai, si trattengono dall’esprimersi , è sicuramente perché esistono solo poche persone che le chiamano e danno loro forma.
Risono racconti su Dame Bianche che si sono sposate con umani. In questo caso, l’uomo non può permettersi di dire nessuna parola cattiva, non può rimproverare né tanto meno picchiare la sua sposa, altrimenti lei sparisce con iu suoi bambini senza lasciare tracce in una notte di luna piena e non riappare mai più. Ma soprattutto a nessun uomo è permesso di vantarsi delle arti della sua donna, altrimenti cade in disgrazia e la Dama Bianca ritorna della sue sorelle. I racconti concordano nel dire che gli uomini sposati con Salighe pesto morivano di desiderio per loro.
n molte tradizioni la chiave per il regno della Dama Bianca è la primula. Da chi va la Dama Bianca? I bambini possono attirarla con il desiderio. Le viene volentieri, specialmente al solstizio d’estate, nei pressi di uno stagno solitario o di una collina. Vive nei boschi, nelle foreste, nella grotte, nelle spaccature rocciose e sulle montagne piene di crepacci.
In Baviera la Dama Bianca viene chiamata anche conigliera della salute, perché le si possono chiedere tutti i segreti sulla medicina e sulle malattie.
Chi vuole incontrare la Dama Bianca deva stare “nel luogo giusto al momento giusto”. Il cuore deve essere pieno di desiderio per lei, cosi che possa condurre nel posto giusto.
Spesso la Dama Bianca si trasferisce in una casa come spirito protettore – in forma di una piccola serpe domestica. Nella foresta bavarese e nella zona alpina i contadini di una volta tenevano volentieri in casa piccole serpi innocue, nutrite con latte e uova custodite con amore. Se venivano uccise o schiacciate, la casa andava a rotoli. Oggi soprattutto automobili e cani sono i responsabili della morte dei serpentelli domestici. Una piccola serpe con una coroncina poteva indicare la via per i tesori sotterranei. Per tesori si intendono non quelli materiali di pietre preziose o monete d’oro, ma: l’iniziazione ai segreti della vita, della morte, della magia.
Iniziazione al libero superamento di tutti i confini, al potere personale che hanno le maghe e le sciamane, donne del bosco e streghe.
L’oscurità della Prima Luna segue, nella Seconda Luna, la luce della Dama Bianca. Lucia, la dea della luce, è un manifestazione della Dama Bianca. Con il tempo la luminosa, splendente Lucia (lux) è degenerata in Lucifero. La Chiesa ha demonizzato il tempo antico. La luce delle antiche religioni naturali è il diavolo dei cristiani. Nella foresta Bavarese c’è una variante interessante, la “ Lutzl insanguinata”. Qui troviamo addirittura un richiamo nascosto al sangue mestruale reso tabù che, da essenza della forza femminile, è diventato temuto represso nelle religioni patriarcali.
Al Solstizio d’ inverno fin dai tempi antichi la luce viene invocata per tenerla in vita nel periodo di buio. Alla Dama /Dea Bianca si chiede protezione, guarigione e saggezza (illuminazione). Ritroviamo chiaramente questi antichi riti nell’ usanza del Natale svedese, in cui una donna che simboleggia Lucia va nelle case con una ghirlanda luminosa sulla testa. Anche il Natale, naturalmente, è un residuo, una variazione della festa della Luce.
Al solstizio si fa roteare giù dalla montagna una ruota infuocata e si costruisce un grande falò che ha il compito di bandire le ombre oscure. Bisogna fare il fuoco con legno di quercia e di faggio( la quercia apre il passaggio per l’atro mondo, il faggio favorisce il riconoscimento e la comprensione dei sogni).
Inoltre nel fuoco va bruciato un ciuffo di salvia. La salvia erba medicinale dal forte profumo di oli eterici, è strettamente legata alla Dama Bianca, Con quest’ erba puoi invocarla in uno dei suoi posti preferiti.
Sulle Dolomiti, in Val Camonoica, nelle Totes Gebirge, ma anche in Tirolo e nei monti bavaresi, vi sono luoghi nei quali la Dama Bianca è apparsa, prevalentemente nelle vicinanze di pietre forate, di massi, grotte dalle quali sgorgano sorgenti,e nei “posti perduti”. Qualche sito di residenza della Dama Bianca, della Siliga, è diventato luogo di pellegrinaggio di Maria.( tali siti si riconoscono per i nomi in cui figurano “ donna”, “pietra”, “la triplice” o un nome di pianta; per esempio Birkjenstein, Pietra della Betulla, in Baviera, o “la triplice Maria di Polling”- probabilmente originariamente queste ultime potevano essere le tre Donne Selvagge, Salighe, visto che tale rappresentazione in Baviera è più antica del cristianesimo))
Anche oggi può succedere che la Dama Bianca si sieda al tuo tavolo sotto le sembianze di un alpinista e ti racconta storie insolite, o che aspetti un treno sul binario insieme a te, o che indichi la strada giusta se ti sei smarrita.
La danza del plenilunio chiaro e luminoso. Alla morte della prima Luna segue nuova vita, la luce.
E’ usanza costruire barchetta con una luce carica di fiori e desideri e lasciarle andare su un fiume.
Questa danza si realizza meglio in gruppo attorno a un fuoco fatto di quercia, faggio, sambuco, frassino, ontano, betulla, noce, melo ginepro. Un fuoco di nove varietà di legno con grandi forze magiche. La danza è semplice si giara  attorno al fuoco per tredici volte verso sinistra; battendo le mani, poi con la schiena rivolta verso il fuoco si gira altrettante volte verso destra. Quindi una persona dopo l’atra salta il fuoco sul quale prima aveva lanciato mazzetti di salvia, e nomina la malattia o la pena che l’affligge per liberarsene. Le altre donne accompagnano ognuna incoraggiandole gridando gioiose ululando in questo rituale di auto-guarigione. A danza finita tutte si siedono e descrivono la loro forma guarita con una qualità: sono bella, son grossa e potente, sono intelligente ecc..
Se ce neve è bello tracciare spirali in questa. Se non è possibile fare la danza all’ aperto, in casa è possibile adattare il falò con una candela e bruciare della salvia come incenso.
L’animale totemico di questa luna oltre all’ aquila è la cerva, che simboleggia l’aspetto materno della femminilità. In molte fiabe, donne e ragazze vengono trasformate in cervee4 salvate cosi dai pericoli.
Nei miti orientali per esempio in Mongolia, la cerva, la Hindin, rappresenta il lato femminile, terrestre, dell’ unione tra cielo e terra. Nella mitologia greca la cerva è sacra ad Artemide e tira il suo carro.
La pugnata di questa luna è il Vischio e la Salvia, il tema è luce e guarigione. Per i nati sotto questa luna la Dama bianca è la propria madrina.

 

Gli altri nomi di questa lunazione:
Luna di dicembre, Luna della Quercia d’Inverno, Luna delle Ghiande, Luna amara , Luna Pesante , Luna Fredda , Luna di Rispetto, Luna di Yule, Luna del Fuoco e delle Ceneri, Luna dei Pesci, Luna della Pesca, Grande Luna d’Inverno,  Luna dell'Oca, Luna del Tempo del Freddo, Luna della Grande Orsa, Luna della caduta delle Corna dei Cervi, Luna di Rotazione, Luna dell'Ustione, Luna dell'Aquila,

Suggerimenti:


La quercia da sempre rappresenta l'aspetto maschile della Divinità e il flusso naturale tra il mondo fisico e spirituale. Questo per vari motivi. Innanzitutto, nel mondo fisico, il tronco e i rami crescono e si allungano verso il cielo, mentre le radici affondano nelle regioni occulte del mondo sotterraneo. In secondo  luogo, c’è un rimando al Re Agrifoglio che simboleggia gli ultimi mesi dell’ anno. Il Re Quercia si insedia nel giorno del solstizio di inverno portando con se il ritorno della luce rappresentando il nuovo Sole. Poi c'e il vischio che cresce nonostante l'inattività della natura, spunta dai rami della quercia con bacche che simboleggiano il seme del Signore della foresta. Il vischio ci ricorda che la vita non fa che rinnovarsi. Mentre questa luna è piena si deve ricordare che tutti siamo parte del cosmo.
Celebrate il ritorno della luce con ramoscelli di vischio, salice e quercia, regalate lumini per testimoniare questo momento.

~ Indossa abiti bianchi o gialli per dare il benvenuto al sole.
~ Decorare l'altare con agrifoglio vischio, agrifoglio, salice, quercia e simboli solari.
~ Usa candele bianche e l'incenso di luna piena o incenso puro.
~ Segna il perimetro del cerchio con candele gialle e semi di girasole che andranno poi piantati in primavera e dati agli uccellini.
~ Per il banchetto sono ideali biscotti allo zenzero, succo di mele e sidro spaziato.

~ Decorate un moccolo a spirale con agrifoglio poi metteteci una candela attribuite alla candela tutti i problemi o cattive abitudini che avete preso durante l'anno accendete la candela e liberate tutte le cose spiacevoli recitando


Io vi libero e libero sarò
Su di me più potere non avete
Con l’amore nel cuore ve ne andrete
E a me stesso una nuova vita donerò



~ Lasciate consumare la candela e bruciate l'agrifoglio su un piatto spargendo poi le ceneri al vento. la vita ricomincia.

~ Se la luna cade prima del sabba accendi una candela per facilitare la nascita del sole inizia benedicendo il porta candele giallo o bianco.


Luce del Mondo – Luce del Sole
Quando risorto sarai
Il tuo calore arrecherai
Che la tua nascita sia senza pena
E che la tua luce possa di nuovo risplendere serena


~ Lasciate bruciare la candela prima che si spenga , e accendetene un altra con la sua fiamma , usatela poi il giorno del Sabba di Yule.





Fonti:
Le tredici Lune - Luisa Francia
L'arte della Strega - Dorothy Morrison
Ilcalderonemagico.it
Il cerchiodellaluna.it